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Picco: 28 feb (Operazione Epic Fury) · dato curato OSINT + GDELT GKG
| DATA | NAVE / OBIETTIVO | TIPO | AREA | ESITO | SEV |
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Al dodicesimo giorno del conflitto USA-Israele vs. Iran, la crisi dello Stretto di Hormuz ha raggiunto una dimensione senza precedenti storici. Il minamento dello stretto da parte dell'IRGC — confermato dall'intelligence militare USA il 10 marzo — rappresenta l'escalation più significativa dagli scontri della "guerra delle petroliere" del 1988. La Marina USA ha affondato 16 posamine iraniani, ma il rischio residuo è sufficiente a bloccare il transito commerciale con la sola forza della percezione.
Il nuovo Guida Supremo Mojtaba Khamenei ha ordinato il mantenimento della chiusura dello stretto nella sua prima dichiarazione pubblica (12 marzo). Questo segnala continuità della linea dura ma apre interrogativi sulla reale capacità di comando e controllo sulle unità IRGC che operano in modalità semi-autonoma. La Cina ha dispiegato la nave SIGINT Liaowang-1 nel Golfo di Oman — segnale che Pechino monitora attentamente senza prendere posizione.
Sul piano energetico: Brent a $99/bbl, picco di $119 lunedì 9 marzo. L'IEA ha autorizzato il rilascio record di 400 milioni di barili. Goldman Sachs mantiene la previsione di Brent sopra $95 per i prossimi 2 mesi. La produzione irachena è crollata del 70%. I porti di bypass omaniti (Duqm, Salalah) sono stati colpiti da droni. L'unica rotta alternativa affidabile rimane il Capo di Buona Speranza (+30 giorni di navigazione).
Previsione a 72 ore: Probabilità de-escalation Hormuz 8-12%. Brent atteso $95-105/bbl. Scenario di rischio primario: attacco iraniano o Houthi su infrastrutture saudite (Abqaiq, Ras Tanura) — spingerebbe il Brent verso $130-150. Monitorare: Consiglio di Sicurezza ONU 13 marzo, posizionamento CSG USA, colloqui USA-Iran via Oman. Per l'Italia: revisione prezzi carburanti 16 marzo, gasolio verso €2,10-2,15/L.